Biologia Marina

di alcune specie presenti nei fondali dell'isola

Octopus Vulgaris

Mollusco cefalopode comunemente chiamato “polpo” e conosciuto per lo più come “polipo”, che in lingua italiana indica lo stadio fisso dei celenterati (corallo rosso, anemoni, ecc.), vive su fondali costieri di ogni tipo, rocciosi, sabbiosi o a prateria, fino ad una profondità di circa 100 m. Il suo nome scientifico è Octopus vulgaris, che significa all’incirca “ottopode comune”. Otto sono infatti le sue lunghe estremità, le braccia o tentacoli. Animale sostanzialmente solitario, molto legato al suo territorio, effettua piccole migrazioni stagionali, in risposta alle variazioni di temperatura, essendo inattivo a temperature inferiori a 7 °C.  Invertebrato con sessi separati, vede i maschi di maggiori dimensioni, con un braccio (detto ectocotile) modificato all'estremità in una sorta di spatola con funzione riproduttiva (introduce lo sperma contenuto in sacchetti –spermatofori - nel corpo della femmina). Il periodo riproduttivo è la primavera. Le femmine producono da 50.000 a 100.000 uova, di circa 2 mm di diametro, deponendole in cordoni gelatinosi, che attaccano a supporti solidi.  Alla schiusa, le larve sono pelagiche, e solo dopo 40 giorni prendono contatto con il fondo.  La dieta del polpo è composta prevalentemente da molluschi bivalvi e crostacei, anche se l’animale non disdegna i pesci e molto altro ancora. Con corpo ovale, globoso, quasi a forma di sacco, ha testa e corpo, robusti e muscolosi, fusi in una struttura unica chiamata mantello, ben distinguibili per una evidente strozzatura.  Ai lati della testa sono sporgenti gli occhi, il pezzo forte di questo animale, piccoli, posti lateralmente e sormontati da due protuberanze. Al possesso di organi visivi così fatti è legato il comportamento vivace ed inquieto di questo bizzarro mollusco cefalopode. Da animale informe, assume un aspetto continuamente mutevole: i tentacoli sono talmente vivi e mobili da sembrar dotati, ciascuno, di vita propria; anche le ventose si muovono indipendentemente una dall’altra, aderendo alle singole pietre con movimenti accorti, misurati, molto delicati; quando si apre, il polpo mostra la sua struttura a raggiera, ma solo per poco perché subito si richiude e si raccoglie su se stesso Maestro nell’arte del mimetismo, questo mollusco può cambiare colore mediante cellule specializzate dette cromatofori, utilizzate per la trasmissione di segnali (corteggiamento, accoppiamento e lotta) e per mimetizzarsi con l’ambiente.  Incontrare sott’acqua un polpo significa dare un significato a un’immersione, interagendo con un animale come fosse quasi domestico.

Sepia Officinalis

Mollusco cefalopode decapode, con il corpo ovale, schiacciato dorso ventralmente e circondato da una lamina contrattile che rappresenta le due pinne, interrotte solo posteriormente, possiede dieci tentacoli: otto di questi con quattro file di piccolissime ventose, e due più lunghi, retrattili, con la parte terminale clavata e provvista di ventose specializzate per la cattura delle prede. 

La seppia ha una colorazione molto variabile anche se generalmente è bruna sul dorso e bianca sul ventre, ma nel termine “bruna” dovrebbero rientrare una serie di varianti che nascono dai continui cambiamenti cromatici legati a un mollusco molto abile nell’arte del mimetismo.

Si riscontrano alcune differenze tra maschi e femmine, come ad esempio la linea bianca lungo la pinna che circonda il corpo, tipica dei maschi. Altre differenze nel tipo di livrea sono da attribuire a stati emotivi e momenti di vita particolari (come l’accoppiamento). La conchiglia, nota come osso di seppia, è bianca, leggera e piuttosto ispessita nella parte centrale, con una forma caratteristica che poco ricorda una vera conchiglia. La conchiglia ha una funzione importante: la sua porosità trattiene piccole quantità di gas che il mollusco utilizza per regolare la sua galleggiabilità, un po’ come fa il subacqueo quando usa il GAV (giubbetto equilibratore).

Haliotis tubercolata

Mollusco gasteropode, comunemente noto come orecchia di mare o abalone. Dotato di conchiglia rigida. L'ossigeno estratto dall'acqua penetra nelle branchie localizzate sotto la conchiglia. In seguito l'acqua viene espulsa attraverso una fila di fori. Le sue dimensioni variano dai 2,5 ai 30 cm. Pesci, uccelli marini, lontre di mare, granchi e stelle di mare sono i predatori per eccellenza. A volte si ritrovano delle perle scure al suo interno. Si difende aderendo con forza alla roccia usando il suo piede. Il movimento è effettuato grazie alla contrazione muscolare del piede che viene spinto in avanti e si fissa al suolo grazie ad un muco viscido. Organismo erbivoro si nutre di alghe, lattughe di mare e alghe coralline sminuzzandole con i suoi piccoli denti cornei. Mollusco a fecondazione esterna, emette i gameti nell'acqua dove avviene la fecondazione. Dalle uova escono delle larve trocofore che nuotano verso la superficie. La trocofora si trasformerà in “veliger”.

Pinna nobilis

La Pinna nobilis comunemente nota come Gnacchera, Nacchera o Pinna, è il più grande bivalve presente nel Mar Mediterraneo (può raggiungere un metro di lunghezza). Fissate con la parte appuntita della conchiglia triangolare nella sabbia o tra le rocce, le pinne si nutrono e respirano pompando l'acqua nella cavità del mantello tramite un sifone inalante. La stessa acqua viene successivamente emessa attraverso un sifone esalante. La conchiglia della Pinna nobilis, potendo arrivare al metro di altezza, è sempre stata molto ambita dai collezionisti (anche per la presenza occasionale di piccole perline irregolari di colore arancio, di nessun valore commerciale) oltre ad essere stata oggetto di pesca sia per scopi alimentari che per l’utilizzo del bisso. Questi fatti la rendono oggi specie protetta in quanto stanno venendo a mancare i presupposti per la sua sopravvivenza.  

Palinurus elephas

Chiamato volgarmente aragosta, vive lungo le coste rocciose sommerse a discrete profondità, comprese trai i 20 ed i 70 metri. Di giorno lo si può osservare soprattutto nei fondali dove è presente il coralligeno, nascosto in anfratti o sotto terrazzi sporgenti sommersi. Ha forma allungata e una lunghezza del corpo, antenne escluse, che può raggiungere il mezzo metro. Normalmente la lunghezza si aggira tra i 18-20 centimetri degli esemplari piccoli e i 35-40 di quelli più grandi. Gli esemplari grandi possono pesare sino a 6-8 chilogrammi. Quando, con molta fortuna, questo crostaceo riesce a sfuggire ai suoi numerosi predatori, può raggiungere la straordinaria età di 60-70 anni, continuando a fare mute. Generalmente, però, la vita media di questi animali dura dai 10 ai 20 anni. Come in altri crostacei decapodi, il carapace o corazza è formato da una parte anteriore (cefalotorace), ed una allungata posteriore (addome), quest’ultima costituita da 6 segmenti articolati tra loro, che consentono all’addome di muoversi e ripiegarsi verso l’interno. Si muove la notte alla ricerca di cibo e si alimenta con alghe e piccoli invertebrati
come vermi, molluschi ed echinodermi. L’aragosta è anche una comune divoratrice di pesci morti, svolgendo una funzione ecologica importante per gli ambienti nei quali vive. Si tratta di un crostaceo ben conosciuto e pescato per le sue carni pregiatissime. La pesca ai fini commerciali è la causa principale che ha ridotto di molte unità il numero di individui selvatici.

Scorpaena scrofa

Scorpenide comunemente chiamato “Scorfano” ha corpo ovale e affusolato. Le squame sono più grandi delle altre specie e la linea laterale ne ha da 35 a 45. La testa è grossa, coperta di creste spinose, punte e lacinie e ha un profilo non convesso. La bocca è molto ampia, terminale e obliqua, munita di denti villiformi. La colorazione di fondo è rossa, ma varia anche in funzione dell'ambiente di vita. Vi sono macchie più scure che possono divenire marroni e chiazze rosa che a volta sono quasi bianche o giallastre.  Quasi sempre solitario, ha abitudini sedentarie e frequenta fondali da 20 a 200 metri in zone limitrofe di scogli e fango (ma si ritrova anche a profondità di 600 m. Come tutti gli scorpenidi ha spine velenifere, specie quelle opercolari e le prime dorsali. La loro puntura è dolorosa, anche ad animale morto, e può provocare gonfiori e irritazioni, che possono essere leniti con acqua calda.

Scorpena porcus

Scorpenide comunemente chiamato “Scorfano” ha corpo tozzo con profilo convesso, testa massiccia e con occhio grande. Il corpo è coperto di squame piccole, più lunghe che larghe. Presenti delle appendici dermiche, sviluppate e ramificate. La colorazione è bruno seppia a macchie di varia intensità e varia disposizione. E' estremamente mimetico e di giorno assume una colorazione grigiastra. Sul lato ventrale e sui bordi inferiori delle pinne pari presenta una colorazione rossiccia più marcata. E' una specie sedentaria e costiera. Preferisce le praterie di posidonie e le piccole cavità sotto gli scogli, anche a bassissime profondità. E' vorace e si sposta prevalentemente di notte per ricercare il nutrimento. Le spine delle pinne posseggono internamente delle ghiandole velenifere situate in apposite scanalature. La puntura è molto dolorosa e i suoi effetti si risentono per qualche ora.

Muraena Helena

La Muraena helena presenta un corpo allungato serpentiforme, quasi cilindrico nella prima metà e compresso lateralmente nella parte caudale. La pelle è nuda, spessa e resistente, ricoperta di muco viscido. La bocca è ampia e la mascella superiore è lievemente prominente. La colorazione è marrone-rossastra variegata di giallo più o meno chiaro. E' una specie costiera sedentaria. Durante il giorno sta quasi sempre intanata nei buchi o nelle fessure delle rocce, con la testa appena sporgente.  Le fauci spalancate rivelano la necessità di pompare continuamente dell'acqua attraverso la bocca per apportare ossigeno alle branchie. Specie caratteristica del Mediterraneo. Comune su tutte le coste rocciose. Rara nell'Adriatico settentrionale.

La Seriola dumerilii

La Seriola dumerilii comunemente riconosciuta come “Ricciola” e appartenente alla famiglia dei Carangidi, presenta un corpo allungato, fusiforme, compresso lateralmente. Gli esemplari giovani hanno, in proporzione, l'altezza del corpo maggiore di quella degli esemplari adulti. Il profilo della testa declina gradualmente dal dorso e termina in un muso arrotondato. La pelle è liscia e interamente ricoperta da scaglie minute. La bocca è ampia e i denti sono numerosi, piccoli e sottili e disposti in ampie fasce in ambedue le mascelle. La colorazione del dorso è grigia azzurra, mentre i fianchi sono più chiari fino a quasi bianco-argentei sul ventre.  Una fascia gialla dorata corre lungo i fianchi dalla punta del muso al peduncolo caudale. E' un pesce pelagico, veloce nuotatore che si avvicina periodicamente alla costa, anche in bassi fondali. I giovani si radunano in branchi piuttosto numerosi e non si incontrano mai da soli; gli adulti sono sempre in piccoli gruppi e talvolta solitari. e sue dimensioni arrivano a 2 metri di lunghezza e peso di oltre 80 kg. E' una specie caratteristica dell'Atlantico centrale e si trova in tutto il bacino del Mediterraneo comunemente

Diplodus vulgaris

Comunemente detto “Sarago Fasciato” per la presenza di due ampie fasce verticali nero-brune nella parte anteriore del corpo e nella parte caudale. Ha un corpo ovale e alto, compresso lateralmente; i profili dorsali e ventrali sono alquanto simili.  E' coperto da grosse scaglie. La testa non è molto grande ed ha il muso leggermente a punta. Gli occhi sono circolari e abbastanza grandi. La pinna dorsale è unica, con una parte dotata di 11-12 raggi spinosi alti, tranne il primo che è il più corto, e da una parte con 13-16 raggi molli di altezza leggermente decrescente, che giunge quasi fino al peduncolo caudale. Il colore del corpo è grigio argenteo, che ventralmente si schiarisce. Longitudinalmente il corpo è percorso da parecchie (anche più di 15) strette strisce dorate, molto più evidenti sopra la linea laterale. La fascia nero-brunastra posteriore circonda il peduncolo caudale e negli esemplari giovani tocca l'estremità della dorsale e dell'anale.  Le pinne ventrali sono brunastre, mentre le altre sono grigiastre; la dorsale è leggermente marginata di giallo. Vive in prossimità della costa su fondi rocciosi, ma in vicinanza delle zone sabbiose. E' facile incontrarlo in prossimità degli scogli isolati in mezzo alla sabbia; a volte si lascia avvicinare, altre si mostra più diffidente e sta a debita distanza. Noto in tutte le coste.

Mugil cephalus

Comunemente chiamato “Cefalo” ha il corpo robusto e oblungo, anteriormente trapezoidale e al centro cilindrico. La testa è tozza, massiccia con muso corto. L'occhio è ricoperto da una palpebra cornea adiposa, che si apre in corrispondenza della pupilla con una stretta fessura ovaliforme. Labbra evidenti ma non molto carnose. Ha due pinne dorsali corte. Il colore del copro è grigio argenteo, dorsalmente grigio bluastro o nerastro. I fianchi sono grigio-argento e con 6-7 strisce longitudinali bruno-nere. E' specie gregaria, specialmente negli stadi giovanili. Vive in vicinanza della costa con fondo roccioso. Ha un nuoto rapido e salta due o tre metri fuori dell'acqua per evitare le reti o gli inseguitori. E' un pesce che si nutre di piccoli organismi animali e di sostanze organiche in decomposizione. Presente in tutto il Mediterraneo e in tutte le acque dolci e salmastre che sboccano nel Mediterraneo.

Sphyraena viridensis

Specie tropicale sempre più presente nel Mediterraneo, il “Barracuda” ha una forma affusolata, con un muso conico e affilato; i profili dorsale e ventrali sono molto simili e quasi dritti. Il corpo è coperto da piccole squame, tranne, a differenza del congenere Sphyraena sphyraena, nel preopercolo. La linea laterale è chiaramente visibile. La testa è ben sviluppata e con muso appuntito. La bocca, con mandibola molto prominente, è dotata di due file di denti molto acuminati; altri denti sono presenti sul palato. Le pinne dorsali sono distanziate fra loro. Le pettorali e le ventrali sono piccole. La pinna caudale è profondamente forcuta, con lobi appuntiti. Il colore del corpo è verde-bluastro, dorsalmente tende al bruno scuro. Lungo i fianchi compaiono le caratteristiche 20-22 bande scure, più evidenti negli esemplari più grandi. L'interno della bocca è giallastro, da cui il nome in italiano. E' un pesce pelagico che si raduna in banchi numerosi, ma a volte si avvicina molto alla costa, specie di notte, anche in fondali molto bassi. Si nutre di pesci e alcune volte di calamari e totani. La sua presenza una volta veniva considerata rara, ma nel corso degli anni gli avvistamenti sono diventati sempre più frequenti, specie in prossimità delle isole meridionali e del Tirreno. Segnalato anche in Adriatico.

Trypterigion tripteronotum

Comunemente chiamato “pesce peperoncino” dal suo colore rossastro.  Questa specie presenta un dimorfismo sessuale molto marcato: la femmina ha una livrea di colore bruno chiaro, con bande verticali più chiare, il maschio assume durante il periodo riproduttivo un colore rosso molto acceso, con la testa di colore nero. Normalmente la colorazione maschile è bruno-verde a bande verticali più chiare. Le pinne presentano una puntinatura azzurra, cosi come le guance del capo. Può raggiungere fino ad 8 centimetri di lunghezza. Normalmente sedentario e schivo. Si nutre principalmente di piccoli crostacei bentonici. Per attirare la femmina il maschio si muove a zig zag, con le pinne distese, muovendo a scatto la testa. Durante la cova delle uova tende ad attaccare qualsiasi intruso si avvicini troppo al nido, indipendentemente dalle dimensioni.

Chromis chromis

Comunemente chiamato “Castagnola” o in dialetto messinese “Monacedda nira”. La colorazione è castano scuro o caffè nel dorso e sui bordi delle scaglie, che sono più chiare al centro, in modo da far apparire il pesce come striato longitudinalmente.  Allo stato giovanile ha una colorazione intensamente azzurra, quasi luminescente. Ha abitudini quasi pelagiche, ma staziona in branchi numerosi e a mezz'acqua vicino alla costa. Frequenta numeroso, anche, le acque dei porti e i massi frangiflutti.  Si lascia avvicinare dai subacquei e, presa confidenza, li segue nel nuoto. Gli stadi giovanili si ritrovano ammassati in vicinanza delle scogliere in zone d'ombra, all'ingresso delle grotte o delle cavità delle rocce o tra le praterie di posidonia. La riproduzione avviene nei mesi da giugno a luglio.

Atherina hepsetus

Comunemente chiamato “latterino”, dal dorso grigio scuro o verdastro con puntini neri e il ventre bianco latte.  Una fascia longitudinale di color argento brillante si trova sui fianchi e non ha punteggiatura nera. Le pinne sono alquanto trasparenti. E' una specie gregaria. È carnivoro ed erbivoro. Si cattura abbondantemente con reti di circuizione. Ha carne apprezzate, specie come fritturina. Raggiunge al massimo 15 cm. di lunghezza. La Griotta del Bue Marino sembra essere un ambiente ospitale.

Epinephelus marginatus

Specie comunemente chiamata “cernia bruna” presenta una bocca molto ampia, con la mandibola lievemente prominente e coperta di minutissime squame. La colorazione è marrone bruno sul dorso e gialla o arancio sul ventre. Delle macchie verdi giallastre sono disposte in maniera variabile sui fianchi e sulla testa e, spesso, formano delle bande verticali. Vive in fondi rocciosi a profondità variabili da 6-10 metri fino ad oltre 120. Ha abitudini sedentarie, tanto da frequentare per molti anni la stessa zona. Tendenzialmente è un animale curioso. Spesso si avvicina alla costa, specie quando è giovane. Specie carnivora che preferisce molluschi cefalopodi e orecchie di mare (Haliotis tuberculata) che stacca a musate e le tiene intere in bocca, fin quando la conchiglia non si stacca. Comune in tutto il Mar Mediterraneo.

Ephinephelus costae

Ephinephelus costae specie comunemente conosciuta come “cernia dorata”, “cernia alessandrina” o “dotto” presenta un'ampia apertura buccale ed ha la mandibola molto prominente. La colorazione è bruno-seppia con strisce più scure longitudinali nei giovani, di cui due sull'opercolo sono caratteristiche. Negli adulti le strisce scompaiono o sono appena visibili quando l'animale è ancora in vita. Gli esemplari grandi generalmente posseggono una macchia dorata lateralmente, che però scompare dopo la morte. Vive sui fondali rocciosi, ma con abitudini più nomadi delle congeneri. Si incontra anche su fondali sabbiosi, purché vicini a zone rocciose.  Sconosciuto il ciclo riproduttivo. Si nutre di pesci e invertebrati marini. Non supera gli 80 cm e gli 8 chilogrammi di peso. Nelle acque italiane non è molto presente, tranne nello Jonio, in Sicilia e nel Tirreno centrale.

Reteporella grimaldii

Reteporella grimaldii comunemente chiamata “trina di mare”, nome dovuto proprio all'aspetto della sua struttura che somiglia molto alla trama di un fine merletto, questa specie è costituita da una colonia di briozoi che insieme formano la particolare struttura che assume spesso la caratteristica forma di un fiore con i petali fatti di merletto. Le sue dimensioni non sono eccesive, solitamente non oltre i 10 cm, ma si possono osservare anche colonie che superano abbondantemente questa dimensione. Non è diffusissima ma neanche rara e possiamo trovarla in diversi siti d'immersione ancorata a vari tipi di substrato, dal classico coralligeno ai rami di gorgonia.

Pelagia noctiluca

Specie pelagica, appartenente alla famiglia delle Pelagiidae. E’ dotata di un’ombrella rosa-marrone che può raggiungere i 12 cm di diametro, di 8 tentacoli marginali lunghi sino a 10 m (retrattili, semi-trasparenti e urticanti) e di 4 braccia orali (di lunghezza massima pari a 30cm). Ha sviluppo diretto, ossia è assente lo stato polipoide bentonico, ed è capace di emettere luce, da qui l’aggettivo ‘luminosa’, appunto dovuto al fenomeno della bioluminescenza. Questa specie predilige acque calde (Mar Mediterraneo), ma essendo soggetta a spostamenti dovuti alle correnti, può essere ritrovata anche in acque un po’ meno calde (Mare del Nord).

Echinaster sepositus

La stella marina rossa Echinaster sepositus appartiene agli Echinodermi è un organismo bentonico caratterizzato da un corpo piatto a forma di disco, protetto da piastre calcaree incernierate al sistema muscolare. Dal disco si dipartono cinque o più braccia. Un solco nella parte mediana inferiore di ogni braccio, raccoglie i pedicelli atti alla deambulazione. La stella rossa è sicuramente la più comune o comunque la più osservata in immersione.

Gorginiacei

I Gorgoniacei sono universalmente riconosciuti come gorgonie. La colonia delle gorgonie ha consistenza dura e cornea e forma di pianta piatta che si sviluppa cioè come un ventaglio; rimane costante nei polipi la forma di bocciolo di fiore. La colorazione gioca qui un ruolo importane per quanto concerne l’interesse dei subacquei: la colonia presenta colorazioni che, a seconda delle specie, vanno dal bianco al giallo al verde e al rosso; i polipi riportano sempre la colorazione della colonia; l’alimentazione avviene per filtrazione di materiale organico sospeso in acqua, ma, nella maggior parte delle specie, anche per cattura attiva attraverso i tentacoli dei polipi; la comunione coloniale diparte dallo stolone di base e si sviluppa nella secrezione dell’intero supporto e della corteccia di rivestimento.

La Paramuricea clavata è sicuramente la regina delle gorgonie e la più ricercata dai subacquei dei nostri mari. (Gorgonia rossa)

L’Eunicella cavolinii meglio conosciuta come gorgonia gialla, è la gorgonia che più spesso ci accompagnerà nelle nostre immersioni, soprattutto a quote accessibilissime. La disposizione dei rami della colonia è sempre rivolta nella direzione opposta di quella della la corrente, aumentando la possibilità di procacciamento del cibo che viene trasportato dalla corrente stessa.  (Gorgonia gialla).

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